Beatrice Falcucci e Valentina Porcheddu

Dalla Venere di Cirene al museo Bottego: eredità del colonialismo e patrimonio scomodo.

Un dialogo tra Beatrice Falcucci e Valentina Porcheddu

A partire dal volume L’impero nei musei (Pacini, 2025) di Beatrice Falcucci, il dialogo con Valentina Porcheddu propone una riflessione aperta e attuale sulle tracce del colonialismo italiano all’interno dei musei. Al centro della conversazione, casi emblematici di reperti archeologici come la Venere di Cirene e allestimenti museali come quello delle collezioni di Vittorio Bottego a Parma, ma anche una più ampia indagine sugli oggetti del colonialismo italiano, gli allestimenti di ieri e di oggi, le richieste di restituzione negate e accolte e le politiche della memoria. Un’occasione per interrogarsi su cosa significhi oggi fare i conti con un patrimonio “scomodo” (e per chi lo sia), tra nuove ricerche, nuove domande e pratiche di responsabilità condivisa.

Beatrice Falcucci è ricercatrice all’Università Pompeu Fabra di Barcellona. Il suo lavoro si concentra sulla cultura coloniale in Italia, sulla costruzione dell’identità nazionale italiana, sulla museologia coloniale italiana ed europea e sulle eredità postcoloniali nella società, nella cultura e nella politica italiane. Ha pubblicato ampiamente su questi temi, ottenendo riconoscimenti come il premio per il miglior articolo inedito dell’Association for the Study of Modern Italy e il premio della Fondazione Spadolini per la miglior tesi di dottorato (discussa presso l’Università di Firenze, 2021). Le sue ricerche hanno ricevuto il sostegno di numerose istituzioni accademiche, tra cui l’American Academy in Rome, la Fondazione Einaudi di Torino, il Koninklijk Nederlands Instituut Rome e il Center for the Study of Cultural Memory (School of Advanced Study, Londra). Ha pubblicato L’impero nei musei. Storie di collezioni coloniali italiane (Pacini, 2025) e co-curato i volumi Travelling Matters across the Mediterranean. Rereading, Reshaping, Reusing Objects, 10th–20th centuries (Brepols, 2024) e L’Italia e il mondo post-coloniale. Politiche, cooperazione e mobilità tra decolonizzazioni e guerra fredda (Mondadori, 2023). Ha scritto articoli per Internazionale, Nigrizia e Zapruder.

Valentina Porcheddu è dottore di ricerca in Storia, lingue e letterature antiche dell’Università di Bordeaux Montaigne, nonché giornalista. Attualmente risiede a Marsiglia, dove collabora con diversi istituti del Ministero della cultura come esperta in gestione di beni culturali mobili. Nel suo percorso è stata borsista presso l’École française di Roma e di Atene, la Casa de Velásquez di Madrid e la Scuola archeologica italiana di Atene. Ha effettuato numerosi soggiorni nei paesi della riva sud del Mediterraneo sia nel quadro di progetti di cooperazione internazionale in Tunisia, Marocco e Libia che come borsista della Fondazione Getty in Algeria. In ambito scientifico il suo lavoro si concentra sulla storia dell’archeologia, sull’archeologia dell’Africa romana e sul commercio di anfore rodie nel Mediterraneo occidentale. Dal 2009 scrive di archeologia e di politiche dei beni culturali sul quotidiano il manifesto e l’inserto settimanale Alias. Nel 2023 ha pubblicato il volume Notizie dal passato. Cronache archeologiche del XXI secolo (Mimesis) – una raccolta di contributi sui temi del sensazionalismo, della distruzione e della restituzione del patrimonio –, candidato nel 2024 al Premio Vero istituito dalla Fondazione Peccioli per in collaborazione con Il Post e dedicato ai libri che spiegano il mondo.